La pizza degli altri

Quando un italiano è all'estero può anche sentirsi fare una domanda impensabile: voi come dite pizza?
Sicuramente si possono fare delle riflessioni sulla scarsa capacità del nostro paese di difendere noi stessi, soprattutto in materia di agroalimentare. Ma, forse, l'aspetto più importante di questa domanda è un altro: che, cioè, la pizza è un alimento talmente popolare, confidenziale e goloso da diventare immediatamente tradizione di una comunità.
In effetti la memoria storica ci ricorda che le cose non stanno proprio così, ossia che la pizza è sicuramente nata a Napoli e portata in America da emigranti napoletani e siciliani; qui poi è diventata un alimento mondiale grazie alle grandi catene che dominano la scena.
Oggi la città con il maggior numero di pizzerie è San Paolo, la seconda è New York e Napoli, con 3.600 locali è solo terza. E non è detto che anche altre megalopoli, a breve, possano scalzarla. 
La pizza è un piatto da mangiare su cui si mettono i prodotti del territorio. Nulla di più strano se oltre alla classicità di una margherita le forme e i modi della pizza si siano moltiplicati nel corso dei decenni oltre ogni misura. E non possiamo neanche escludere che questo processo continui ad ampliarsi.
Nel corso di questo periodo si sono imposti anche altri stili soprattutto in Brasile e in America. In genere la tendenza è sempre caricare un po' gli ingredienti rispetto alla essenzialità dello stile napoletano. Più si entra in società ricche e opulente, più aumenta la quota di formaggio.
Ma anche queste tendenze fanno parte del patrimonio gastronomico mondiale, da quello brasiliano alla New York Style. Variano gli impasti, diversi sono i condimenti ma la filosofia resta sempre la stessa: un cibo popolare.
Noi cerchiamo, con 50 Top Pizza, di raccontare anche queste realtà così lontane e così vicine.
Seguiteci in giro per il mondo, non solo in Italia.

Luciano Pignataro, Barbara Guerra, Albert Sapere

 

The pizza of the others

When an italian goes abroad he can hear someone asking him an unimaginable question: How do you say(call) Pizza?

It’s surely  possible to make some considerations concerning the poor capacity of our country to protect oneself, above all on the agricultural subject. But maybe the most important aspect of this question is just another one: that actually the pizza is a so popular, confidential and tasty food to become immediately the tradition of a community . 

In fact the historical memory reminds us that things are not just in this way, i.e. that the pizza is certainly born in Naples and it was brought in the States by both Neapolitan and Sicilian emigrants ; it became a world food here because of the big ‘chains’ that hold the stage. 

The city with the greatest number of pizzerias is San Paolo in Brazil, the second one is New York and the third one is Naples with 3.600 places. You can’t take it for granted that other megalopolis too can  shortly remove it.

Pizza is a dish to eat where (all)the products of the territory are placed. Nothing could be more strange if in addition to the classicism of a Margherita the shapes and the ways of a pizza have been increasing for decades beyond every measure. And it’s not possible to exclude that this process will keep increasing. 

During this period other styles stood out especially in Brazil and in America. The trend is always to upload a little bit the simplicity of the Neapolitan Style. The more People go in rich societies, the more the price of cheese increases .  

But even these trends are part of the world culinary heritage , from the Brazilian one according to  New York Style. The doughs change, the seasonings (condiments) are different but the philosophy is always the same:a popular food.  

We try, with 50 Top Pizza,  to tell these  so far  and so close realities .

Follow us around the world, not only in Italy.

 

Luciano Pignataro, Barbara Guerra, Albert Sapere


More Editorial

La pizza degli altri
18-05-2017 12:05:00
Dalla parte del cliente
27-04-2017 02:04:56